Zuppa di granchio

Oggi ci occupiamo di granchi. In barba al nome del blog, non pretendo che ne abbiate nel frigo, non sarebbe una cosa saggia perchè sono altamente deperibili, ma vi assicuro che costano poco e che la resa è eccellente. Dovete solo avere una pescheria a portata di mano.
Essendo, nella fattispecie, granchietti, li useremo per una zuppa. E’ ottima, fidatevi, e dopo averla gustata potete anche inzaccherarvi per bene, mangiando quel poco di polpa presente nelle chele e nel carapace.

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Ingredienti (per quattro persone):

  • 8 granchietti (circa 800 grammi)
  • 1/2 carota
  • 1/2 cipolla
  • 1 scalogno
  • 5-6 pomodorini pachino
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 3 foglie di alloro
  • qualche rametto di timo, ne bastano due, tre
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • del pane napoletano, o comunque salato…specifico, perchè in toscana non sanno cos’è il sale nel pane.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • olio EVO q.b.
  • 1 noce di burro

Preparazione:

In una pentola dai bordi alti, mettete una noce di burro e dell’olio EVO. Aggiungete la cipolla, lo scalogno e la carota, puliti e sminuzzati. Fate andare per un po’, a fiamma bassa perchè non vogliamo che frigga, poi aggiungete i pomodorini, l’alloro, il timo, il prezzemolo (sempre tritato, possibilmente a coltello per evitare ossidazioni da calore, nel caso lo faceste con un robot da cucina) ed il vino.
Dopo tre, quattro minuti, sempre a fiamma bassa, aggiungete sei, sette bicchieri d’acqua e salate. Portare a bollore ed aggiungere i granchietti.
Una menzione a parte per questi ultimi.
Il granchio è un crostaceo altamente deperibile, va da sè che, meno tempo passa da morto, meglio è. Questo significa che, se li comprate vivi, dovete fare in modo che vivi restino fino a cottura. So che sembra deprecabile, ma a me non frega niente. Un granchio non è un cane o un gatto, nemmeno un cavallo; quindi, sì, la mia sensibilità lo declassa a specie che posso bollire viva.
Se siete più sensibili di me, ma vi piace il sapore del granchio, preoccupatevi di andare in una pescheria dove vi conoscono e/o comunque non mentono sulla freschezza del pesce esposto. Il granchio non deve essere morto da più di un giorno e va cucinato al volo. Se non vi fidate, ed in generale è una cosa utile non fidarsi troppo, usate il rimedio infallibile: avvicinate il granchio al naso, con buona pace del venditore (quelli da cui mi servo ormai lo sanno e non fanno una piega) e, se odora di ammoniaca, siete autorizzati a lanciarlo al titolare…magari colpendolo.
Detto questo, torniamo a noi. Messi i granchietti nel brodo, ormai a bollore, li facciamo cuocere per una quindicina di minuti. Coperti e a fiamma bassa. Ulteriori cinque minuti, poi, li farete cuocere scoperchiando la pentola. Pepate ed aggiustate di sale, se è il caso.
A parte, tostate del pane. Potete farlo al forno, se siete salutisti, oppure in padella con un filo d’olio….cosa che fa il Sinceramente Vostro.
Impiattate come da foto, risucchiate quando immergete il cucchiaio nella zuppa e godete.

p.s. Se, alla fine, decidete di mangiare anche la polpa del granchio (cosa che consiglio), ricordatevi che:

A- anche nelle chele c’è polpa.
B- tutto quello che è chiaro è buono e tutto quello che è scuro va accuratamente evitato.
C- ai lati del carapace, una volta aperto, troverete delle alette che somigliano alle treccine di Predator: quelle il granchietto le usa come filtro, quindi, anche se chiare, non le mangiate.

Costo: per quattro persone, una decina d’euro, più o meno.   Tempo di preparazione: 30 minuti in tutto.

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