Evoluzioni – Cestino di patate con cozze e coda di rospo.

Evoluzione. Una bella parola, una di quelle che,  quasi in ogni contesto, esprime un concetto comunque positivo.
Solo se la leghiamo al cibo, l’evoluzione assume un significato ambiguo.
Mi spiego meglio.
Fintanto che l’evoluzione si riferisce alla conoscenza dei cibi, delle tecniche di cottura, dei processi fisiologici ed alimentari, è un bene assoluto. Quando riguarda i processi di coltura ed allevamento intensivi, di raffinazione, quando riguarda gli ogm, gli ormoni della crescita, i fertilizzanti, gli stabilizzanti, i conservanti…è un male. E’ IL male.
Ecco cosa ho fatto in questi giorni.
Mi sono informato.
Amo la cucina. Amo cucinare. Amo i sapori forti, quelli delicati, quelli frizzanti. Ma amo anche stare bene ed amo l’idea che, con tutto l’amore che riverso nella cucina, anche quello che cucino faccia bene.
Ecco perchè ho deciso di eliminare, dalla mia dieta e dalla mia cucina, alimenti che ritengo dannosi per il corpo. Che non rendono giustizia alla cucina.
Mi impegno, però, a non rompere le palle a nessuno. Da ex fumatore, vi dirò che (come ho già fatto per le sigarette) non farò come gli ex nico-tossici. Non pontificherò. Non ghettizzerò. Eviterò commenti lapidari e talebani. Mi limiterò a dirvi la mia sul perchè la ricetta X è fatta con l’alimento Y e perchè fa bene.
Per essere più preciso, al momento ho eliminato le carni in generale. Adoro la carne, non mi fraintendete, l’etica non c’entra. Il punto è che è stata rovinata. Contaminata. Ci sono troppe ricerche autorevoli sul binomio carne-malattie gravi per ignorarle. Antibiotici, mangimi elaborati, tipi di macellazione, allevamenti intensivi. Non è la carne di cinquant’anni fa.
Ho eliminato anche le farine 00 e 0 e la pasta industriale. Questa volta perchè, non solo sono alimenti totalmente privi di vitamine, sali minerali e quant’altro, sono anche troppo, troppo lavorati. Il processo di brillatura del riso ne è un esempio. Per renderlo bianco e bellissimo, viene cosparso di talco e vaselina. Un mix agghiacciante.
Ma non voglio scendere in particolari, vi dirò in dettaglio mano a mano che mi troverò a pubblicare le varie ricette. Era solo per darvi qualche spunto, ovemai foste curiosi.
Anticipo, altresì, che, sempre con le dovute specifiche, continuerò ad usare il pesce, alcuni tipi di riso, molte farine, le verdure, i legumi, le spezie, ecc…il tutto, continuando ad informarmi senza pregiudizi di sorta.
Il primo esempio di questa personalissima evoluzione è il cestino di patate, con cozze e coda di rospo.
Provatelo. Godrete.
Se vi va, vi aiuterà a comprendere meglio il concetto salutare = gustoso. Basta avere voglia, passione e conoscenze.
Credetemi, sono 15 giorni che non mangio carne ed intingoli particolarmente grassi. Nemmeno me ne sono accorto. E’ tutto buono come prima…anzi, forse, il sapere che mi fa anche bene, è come usare una spezia in più.
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Ingredienti per due persone:

  • una decina di cozze
  • una coda di rospo da 250-300 gr.
  • una patata da 250-300 gr
  • due cucchiai di farina di riso
  • una noce di burro bio (tanto per farvi capire che certe cose si possono usare senza problemi)
  • una scorzetta di limone
  • un ciuffo di prezzemolo
  • uno spicchio d’aglio
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Preparazione:

Partiamo dalle patate, che sono la parte più lunga della ricetta.
Sbucciatela (o sbucciatele, purchè il peso sommato sia quello indicato) e poi grattatela con una grattugia a fori larghi. Se avete un robot da cucina, potete sminuzzarla con quello. Aggiungete la farina di riso ed il burro. Primo inciso. I grassi saturi, se usati con coscienza, non fanno male. Anzi. Il burro  è ricco di vitamina A, E, D e Selenio. Il suo uso, secondo gli ultimi studi, è addirittura raccomandato. Ovviamente non in dosi inumane. Anche se si esagera con l’insalata si commette un errore, tanto per capirci. Il fatto che sia bio, grantisce che l’animale ed i mangimi siano controllati. La differenza di prezzo è minima. Detto questo, salate, pepate e mescolate il composto ottenuto.
Ungete appena, appena, due stampini da forno (diametro 10-12 cm). Versate il composto. Infornate a 200 gradi per venti minuti. Saranno pronti quando li vedrete dorati (come in foto).
Occupiamoci, ora, delle cozze. Il mio consiglio è di prenderle freschissime (trovatevi una buona pescheria) e di farvele lavare (solo se le mangiate in giornata). In questo modo eviterete di bestemmiare con una retina in mano per ore e vi limiterete a dargli una leggera grattatina, ove necessario, ed a togliere quello che in italia si chiama bisso, a napoli si chiama streppone, e per tutti è il filamento verde che penzola dalla cozza. Tiratelo con decisione verso la giuntura delle valve fino a quando non sentite SNAP!.
In una pentola dai bordi alti, mettete un filo d’olio e versateci le cozze pulite. Un consiglio: se scaldate in anticipo la pentola, le cozze resteranno più ciccio-succose.
Coprite ed aspettate qualche minuto. Appena le vedrete aperte, conditele con prezzemolo ed aglio tritato a coltello.
In una padella, invece, mettete la coda di rospo tagliata a cubetti. Un filo d’olio, un pizzico di sale e saltate il tutto a fiamma vivace per qualche minuto. Se sfiamma alla mai paura, in stile inferno di cristallo, è normale.
Togliete i cestini di patate dal forno. Fateli freddare e sfilateli dagli stampini. Componete come da foto. Unite un po’ di prezzemolo tritato, uno zest di limone alla julienne, privato della parte bianca, un filo d’olio EVO….e godete!

Costo: tre euro di cozze, per un chilo di bontà. Due euro per una coda di rospo piccola. In questo caso, tra cozze, patate e coda di rospo, siamo a 3 euro. Tempo di preparazione: mezz’ora.

Alla prossima.

Zuppa di granchio

Oggi ci occupiamo di granchi. In barba al nome del blog, non pretendo che ne abbiate nel frigo, non sarebbe una cosa saggia perchè sono altamente deperibili, ma vi assicuro che costano poco e che la resa è eccellente. Dovete solo avere una pescheria a portata di mano.
Essendo, nella fattispecie, granchietti, li useremo per una zuppa. E’ ottima, fidatevi, e dopo averla gustata potete anche inzaccherarvi per bene, mangiando quel poco di polpa presente nelle chele e nel carapace.

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Ingredienti (per quattro persone):

  • 8 granchietti (circa 800 grammi)
  • 1/2 carota
  • 1/2 cipolla
  • 1 scalogno
  • 5-6 pomodorini pachino
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 3 foglie di alloro
  • qualche rametto di timo, ne bastano due, tre
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • del pane napoletano, o comunque salato…specifico, perchè in toscana non sanno cos’è il sale nel pane.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • olio EVO q.b.
  • 1 noce di burro

Preparazione:

In una pentola dai bordi alti, mettete una noce di burro e dell’olio EVO. Aggiungete la cipolla, lo scalogno e la carota, puliti e sminuzzati. Fate andare per un po’, a fiamma bassa perchè non vogliamo che frigga, poi aggiungete i pomodorini, l’alloro, il timo, il prezzemolo (sempre tritato, possibilmente a coltello per evitare ossidazioni da calore, nel caso lo faceste con un robot da cucina) ed il vino.
Dopo tre, quattro minuti, sempre a fiamma bassa, aggiungete sei, sette bicchieri d’acqua e salate. Portare a bollore ed aggiungere i granchietti.
Una menzione a parte per questi ultimi.
Il granchio è un crostaceo altamente deperibile, va da sè che, meno tempo passa da morto, meglio è. Questo significa che, se li comprate vivi, dovete fare in modo che vivi restino fino a cottura. So che sembra deprecabile, ma a me non frega niente. Un granchio non è un cane o un gatto, nemmeno un cavallo; quindi, sì, la mia sensibilità lo declassa a specie che posso bollire viva.
Se siete più sensibili di me, ma vi piace il sapore del granchio, preoccupatevi di andare in una pescheria dove vi conoscono e/o comunque non mentono sulla freschezza del pesce esposto. Il granchio non deve essere morto da più di un giorno e va cucinato al volo. Se non vi fidate, ed in generale è una cosa utile non fidarsi troppo, usate il rimedio infallibile: avvicinate il granchio al naso, con buona pace del venditore (quelli da cui mi servo ormai lo sanno e non fanno una piega) e, se odora di ammoniaca, siete autorizzati a lanciarlo al titolare…magari colpendolo.
Detto questo, torniamo a noi. Messi i granchietti nel brodo, ormai a bollore, li facciamo cuocere per una quindicina di minuti. Coperti e a fiamma bassa. Ulteriori cinque minuti, poi, li farete cuocere scoperchiando la pentola. Pepate ed aggiustate di sale, se è il caso.
A parte, tostate del pane. Potete farlo al forno, se siete salutisti, oppure in padella con un filo d’olio….cosa che fa il Sinceramente Vostro.
Impiattate come da foto, risucchiate quando immergete il cucchiaio nella zuppa e godete.

p.s. Se, alla fine, decidete di mangiare anche la polpa del granchio (cosa che consiglio), ricordatevi che:

A- anche nelle chele c’è polpa.
B- tutto quello che è chiaro è buono e tutto quello che è scuro va accuratamente evitato.
C- ai lati del carapace, una volta aperto, troverete delle alette che somigliano alle treccine di Predator: quelle il granchietto le usa come filtro, quindi, anche se chiare, non le mangiate.

Costo: per quattro persone, una decina d’euro, più o meno.   Tempo di preparazione: 30 minuti in tutto.

Menu completo – All in…love

In occasione dell’anniversario dei tre anni trascorsi con la deliziosa signorina che vive con me ed in vista di quello che vorrei diventasse un lavoro, il cuoco a domicilio, oggi vi presento un menu completo. E’ semplice, un pò lungo e, tutto considerato, economico. Armatevi di pazienza ed amore.
In ordine di presentazione, foto e ricetta.

Iniziamo con un finger food da utilizzare come antipasto, o entrée, se volete fare i fighi francofoni.

Gamberoni in salsa piccante.
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Ingredienti per due:

  • due gamberoni
  • mezzo tubetto di concentrato di pomodoro
  • olio EVO
  • olio di semi per fritture
  • uno spicchio d’aglio
  • 1/4 di cipolla
  • qualche goccia di tabasco
  • 1 peperoncino secco
  • paprika piccante q.b.
  • farina q.b.
  • sale q.b.

Preparazione:

Come prima cosa, occupatevi dei gamberoni. Vanno sciacquati, decapitati e va rimosso il carapace, lasciando, però, la coda. Conservate gelosamente le teste, perchè serviranno per la preparazione del piatto successivo.
Con un coltello incidete, poi, il dorso del gamberone e, sempre con la punta del coltello, rimuovete il filo nero, che altro non è che l’intestino della bestia.
Lasciate i gamberoni puliti ad asciugare su uno scottex.
Prendete un pentolino a bordi alti, aggiungete dell’olio EVO ed il peperoncino secco, piegato, non rotto (non vogliamo semi nella salsa). Preparate un battuto (a coltello o mezzaluna) di aglio e cipolla, togliete il peperoncino dal pentolino (volevamo solo insaporire l’olio) e lasciateli ad imbiondire a fiamma bassa.
Aggiungete, dopo qualche minuto, il concentrato di pomodoro, un goccio d’acqua (che evaporerà), la paprika (io ci sono andato giù deciso) e qualche goccia di tabasco.
Lasciate andare fintanto che l’acqua non sarà evaporata. Diciamo cinque minuti, anche meno.
Prendete i gamberoni, infarinateli bene e metteteli in una padella o un pentolino belli pieni di olio di semi di girasole o di mais. Olio per fritture, insomma. A me non piace quello misto, perchè c’è dentro di tutto, ma gli altri vanno bene, tutti. Ricordate che l’olio deve essere a temperatura. Per testarlo, se come me non siete dotati di un misuratore ad infrarossi, prendete uno stuzzicadenti di legno ed infilate la punta nell’olio. Se frizza, come se stesse friggendo, l’olio va bene.
Quindi, olio bollente, gamberoni a bagno. Fateli dorare e scolateli su uno scottex. Impiattate come da foto e, se l’avete, aggiungete una foglia di basilico che con la salsa piccante, finito il gamberone, sta benissimo e chiude su una nota più fresca. Godete.

Ravioloni con ripieno di seppie, in guazzetto di gamberone.

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Ingredienti per due persone:

Per la pasta fatta in casa

  • 300 grammi di farina + 20 grammi che userete per la spianatoia
  • 3 uova medie
  • una presa di sale
  • un cucchiaio d’olio EVO
  • eventualmente, se l’impasto in lavorazione risulta appena secco, un goccio d’acqua.

Per il ripieno

  • una seppia di circa 300 grammi
  • una fetta di pane secco o l’equivalente in pangrattato
  • una zucchina medio-grande
  • 1/4 di cipolla
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per il guazzetto

  • le teste dei due gamberoni di cui sopra
  • tre pomodorini pachino
  • olio EVO
  • 1/4 di cipolla
  • tre cucchiai di passata di pomodoro
  • una tazzina d’acqua

Preparazione:

Iniziamo con la pasta all’uovo, perchè una volta fatta dovrà riposare per almeno mezz’ora.
Su una spianatoia, un piano di marmo, un tavolo liscio…quello che vi pare: mettete la farina a fontana, creando così una bella montagna; fate un buco al centro, creando dalla montagna un vulcano; aggiungete le uova ed il sale, come fossero la lava del vulcano. Ho appena visto un documentario sui vulcani, non ci fate caso.
Iniziate ad impastare, prima con la punta delle dita, poi con tutta la mano, utilizzando in particolare il palmo.
Lavorate bene la pasta, infarinando la spianatoia di tanto in tanto, se diventa troppo appiccicosa. Almeno una quindicina di minuti.
Quando avrete ottenuto una bella palla morbida, non adesiva, impellicolatela e lasciatela riposare.
La pellicola serve, a differenza del classico strofinaccio, a non farla ossidare in superficie, formando le odiose crosticine. Il tempo di risposo è importante, perchè toglie all’impasto il surplus di elasticità dovuto alla lavorazione.
Occupiamoci del ripieno.
Prendete la seppia, possibilmente pulita da chi ve l’ha venduta, e tagliatela a pezzetti. Poi tagliate ancora ed ancora, finchè non avrete a disposizione dei pezzi di seppia molto, molto piccoli.
In una padella, mettete dell’olio EVO, la cipolla (tritata) e la zucchina, anche questa tritata per bene al coltello. Dopo un paio di minuti, aggiungete il trito di seppia ed il prezzemolo. Indovinate? Anche quest’ultimo va tritato.
Fate andare il tutto per un paio di minuti e poi aggiungete il vino. Fatelo evaporare e spegnete. Aggiustate di sale e di pepe.
Tornate alla pasta, così mentre la tiriate il composto per l’interno dei ravioloni si fredderà.
Infarinate la spianatoia, armatevi di mattarello e pazienza, ed iniziate a tirare la pasta. Vogliamo sfoglie sottili.
Ottenute delle sfoglie sottili e regolari, cerchiamo di capire quale delle varie scuole di pensiero seguire per riempire e chiudere i ravioloni.
Se avete un tagliapasta, prendete una sfoglia, adagiate il composto, tenendo conto che i ravioloni sono grossi ed il composto deve essere centrato, ricoprite con una sfoglia di analoghe dimensioni e tagliate con il tagliapasta.
Rapido ed indolore.
Io, però, il tagliapasta non ce l’ho e mi piace chiudere la pasta diversamente.
Prendete la sfoglia ed un coppapasta (o oggetto analogo) con un diametro di una decina di centimetri. Generate tanti cerchi di pasta. Riempiteli al centro con un cucchiaino generoso di composto, ripiegateli a metà, sigillateli a pressione usando le dita, prendete le due punte ed unitele dietro, pigiando ancora con le dita. Verrà fuori, come da foto, una sorta di super tortellino, incrociato con un raviolo. Un mutante all’uovo, ripieno di seppia.
Finalmente possiamo dedicarci al guazzetto.
Prendete le teste dei gamberoni utilizzati nel primo piatto del menù e mettetele in un pentolino. Senza olio, a fiamma media. Tostatele, finchè non sentirete un odore favoloso di gamberone. A quel punto, aggiungete una tazzina d’acqua ed abbassate la fiamma. Non vogliamo che evapori troppo. Aggiungete olio, cipolla, pomodorini, sale e, dopo un paio di minuti, i tre cucchiai di passata di pomodoro. Cuocete finchè il sughetto non si sarà ristretto un pò, pur restando fluido.
Impiattate come da foto. Lei o lui vi ringrazieranno.

Cestino di pasta fillo con moscardini, su salsa di peperoni.

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Ingredienti per due persone:

  • 300 grammi di moscardini (oppure un polipetto di 300 grammi che vi spacceranno per moscardino)
  • un peperone giallo
  • due spicchi d’aglio
  • mezzo tubetto di concentrato doppio di pomodoro
  • un bicchiere di vino bianco
  • una tazzina d’acqua
  • 1 peperoncino secco
  • olio EVO
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • sale q.b.
  • 1/2 confezione di pasta fillo

Preparazione:

Partiamo dai peperoni. Ne basta uno, giallo, perchè vogliamo che la salsa sia dolce e contrasti con il moscardino.
Preriscaldate il forno a 180°, adagiate il peperone su una teglia ricoperta con carta forno, dopo averlo tagliato a metà e ripulito dei semi, e fatelo andare per almeno venti minuti. Spegnete il forno e lasciatelo dentro ancora dieci minuti, in modo che il resto dell’acqua evapori dal peperone, spaccando e staccando la pelle dello stesso.
Tiratelo fuori, fatelo freddare per non giocarvi i polpastrelli, e tirate via la pelle. Questo serve a rendere il tutto estremamente digeribile.
In alternativa, potete arrostire il peperone (intero) su una piastra. Io preferisco il forno, perchè il peperone non rischia di assorbire un retrogusto di bruciato e non lo si deve seguire passo passo, per arrostirlo da tutti i lati. Fate vobis.
In una ciotola, adagiate il peperone “nudo”, uno spicchio d’aglio privato dell’anima, un cucchiao di olio EVO e del sale. Frullate con un pimer, fino ad ottenere una crema fluida. Voilà.
Occupiamoci, ora, dei moscardini.
Quando è uno ed è grosso, come nel mio caso, conviene sbollentarlo per un paio di minuti in acqua calda. Questo, per renderlo più morbido.
In una pentola dai bordi alti, poi, aggiungete olio EVO, aglio in camicia e peperoncino. Insaporito l’olio, togliete sia l’aglio che il peperoncino. Mettete dentro il moscardino, dopo averlo tagliato a pezzi (sempre nel caso sia un polipetto grosso, altrimenti, se piccoli, vanno messi interi), e fatelo rosolare per un paio di minuti. Aggiungete il prezzemolo (tritato a coltello) e sfumate, poi, con del vino bianco.
Evaporato l’alcol, è l’ora del concentrato doppio di pomodoro. Fate andare il tutto per qualche minuto, aggiungendo la tazzina d’acqua. Poi spegnete e fate raffreddare fino a portarlo a temperatura ambiente.
Per il canestrino, prendete un foglio di pasta fillo, ripiegatelo su se stesso ed inseritelo in un cestino da cupcake. Infornate a 180° fino a doratura. Estraetelo dallo stampo, adagiatelo su uno specchio di crema di peperone, riempitelo con i moscardini e via.


Cuore di pan di spagna al cioccolato con crema pasticcera.


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Ingredienti per due persone:

Per il pan di spagna

  • 100 gr di zucchero
  • 90 gr di farina
  • 10 gr di cacao
  • 3 uova

Per la crema pasticcera (o del pasticcione, come dice l’amore mio)

  • 250 ml di latte intero
  • 3 tuorli
  • 80 gr di zucchero
  • 25 gr di farina
  • 1/4 di stecca di vaniglia

Per la crema al cioccolato

  • 3 cucchiaini di cacao in polvere
  • 3 cucchiaini di zucchero
  • una tazza di latte
  • una presa di peperoncino in polvere

Preparazione:

Partiamo dal pan di spagna al cacao.
In una bastarda, che è sempre una ciotola in metallo, stondata, sbattete le uova e lo zucchero. Continuate finchè il composto non odorerà più di zucchero. Ora, se avete un frullino elettrico, siete salvi. Se, come me, ne siete sprovvisti perchè l’avete prestato alla suocera, o meglio, l’avete ridato alla suocera che ve l’aveva prestato…beh, armatevi di santa pazienza. Per oggi potete non andare in palestra.
Il composto dovrà risultare spumoso, quindi dovrete frustare per un bel pezzo.
Ammesso che siate ancora vivi, ora è il momento di aggiungere la farina ed il cacao al composto. Fatelo mescolando con una paletta di silicone, dal basso verso l’altro. In alternativa potete usare un cucchiaio. Dopo tutto il casino fatto per montare le uova, non vogliamo certo che si smontino.
Prendete una pirofila da forno, tonda e del diametro di 15-20 cm, imburratela, infarinatela e versate il composto. Infornate a 190° per 20 minuti.
Questa è la ricetta originale del pan di spagna. Se lo volete più alto e soffice (non per questa ricetta, però) usate del lievito.
Crema pasticciona.  In un pentolino, mettete il latte e portatelo a bollore, poi toglietelo dal fuoco ed aggiungete la vaniglia.
In una ciotola, frustate uova e zucchero. Ammesso che abbiate ancora l’uso delle braccia o un frullino elettrico.
Rendete il composto spumoso e versatelo a filo nel pentolino, dopo aver rimesso quest’ultimo sul fuoco. C’è chi vi dirà che così si formeranno dei grumi. Non gli credete, non succederà, ammesso che non smettiate di girare il tutto con un frustino, mentre versate il composto. Quindi, se non avete sviluppato una certa manualità, tipo Dea Kali, fatevi aiutare. Riportate ad ebollizione a fiamma bassa. Queste dosi vanno bene per una crema fluida, che era quello che mi serviva. Se la volete più densa, aggiungete una decina di grammi di maizena che, con il calore, si addenserà sempre di più.
Cioccolato. Facile, facile. Mettete in un pentolino il latte ed il cacao, girando di continuo. Lo so, siete stufi di girare e per una settimana non muoverete più le braccia. Pazienza, siamo alla fine. Aggiungete il peperoncino in polvere e portate ad ebollizione. Poi fate freddare.
Se avete un coppapasta a forma di cuore, fate i fighi come in foto. A scelta, io l’ho fatto, tra uno strato e l’altro di pan di spagna, ho inserito delle fettine sottilissime di mela. Servite. Godete.

Questo è il Sinceramente Vostro all’inizio della preparazione

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Questo è il Sinceramente Vostro a fine preparazione.

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Costo: di pesce, dieci euro. In tutto, diciamo quindici, diciotto. Gli insulti e gli improperi sono gratis. Tempo di preparazione: quattro ore…ma ci sta.

Enjoy!

Trippa Toscana vs Campania

Da bambino la detestavo. Prima di assaggiarla. Era solo l’idea, credo, perchè al primo morso sono impazzito. La Trippa è così. Se cucinata bene, non può non piacere. Che ti frega se è lo stomaco della mucca.
Questa ricetta è un mix tra la trippa fiorentina e quella napoletana. Na squisitezz, ‘o che te lo diho a fare…

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Ingredienti (per due persone):

  • 600 grammi di trippa (mista: centopelli, rumine, cuffia, lampredotto)
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1/2 costa di sedano
  • 1 barattolo di passata di pomodoro
  • 1/2 tubetto di concentrato (triplo) di pomodoro
  • basilico q.b.
  • alloro q.b.
  • prezzemolo q.b.
  • 1 spicchio d’aglio
  • formaggio grattugiato (anche il mix va bene)
  • olio EVO q.b.
  • sale q.b.
  • peperoncino q.b.

Preparazione:

Prendete una bella pentola dai bordi alti (quella per la pasta corta), riempitela per metà di acqua fredda, aggiungete la cipolla, un ciuffo di prezzemolo, la mezza costa di sedano e la carota. Prepareremo un bel brodo vegetale, come da tradizione Toscana.
La trippa io l’ho presa già pulita dal mio macellaio di fiducia, vi consiglio di fare altrettanto. In ogni caso, una lavata dategliela. Acqua corrente, un colapasta ed è fatto.
Il tipo di trippa, come ho scritto negli ingredienti, è un mix. Il consiglio è di prendere le parti di stomaco che ho segnato. E’ un giusto compromesso di gusto e consistenze.
Prendete, poi, una bella padella. Oggi è tutto “bello”. Mettete un filo d’olio EVO, un pò di peperoncino ed uno o due spicchi d’aglio. Va a gusti. Io l’aglio l’adoro, probabilmente perchè non annovero casi di vampirismo in famiglia.
Quando l’olio sarà insaporito e l’aglio dorato, togliete sia quest’ultimo che il peperoncino. Aggiungete la passata di pomodoro (solo la passata, non il concentrato) e fatela andare a fiamma bassa. Dopo qualche minuto, aggiungete anche del basilico (un ciuffo, almeno) ed una foglia di alloro. Magari due. Anche tre. A me piace.
Il brodo a questo punto sarà a bollore o quasi. Togliete le verdure ed aggiungete la trippa, dopo averla tagliata a pezzetti non troppo piccoli, dimenticandovi il tutto, a fiamma medio-alta, per una buona mezz’ora. Vogliamo che parte del brodo evapori.
Controllate il pomodoro. Assaggiatelo, salate e fatelo restringere.
A questo punto, se non volete sporcare duemila pentole, togliete una buona parte di brodo dalla pentola, conservandolo, ed unite il pomodoro cotto alla trippa in brodo.
Il risultato deve essere ancora acquoso, perchè deve cuocere ancora una mezz’ora e non vogliamo che si attacchi. Regolatevi, quindi, aggiungendo il brodo che avete messo da parte. Aggiungtete la cipolla che avete tolto dal brodo, dopo averla tagliata a pezzettini.
Trascorsi una ventina di minuti, aggiungete il triplo concentrato e lasciate andare fino allo scoccare dei trenta minuti.
La giusta densità è quella che vedete in foto.
Impiattate, spolverate di formaggio, godete!

Costo: non è proprio economico, siamo sui sei, sette euro. Tempo di preparazione: un’ora e mezza.

Pollo Speziaterror

Sabato sera avevo degli amici a cena. E che gli preparo? Detto tra noi, non avevo tutto il giorno, per cui mi serviva qualcosa di gustoso, che ancora non avevano provato e che potessi preparare prima, in modo da godermi la cena con loro.
Quindi, di tre piatti di cui, prima o poi (solo se fate i bravi), vi darò la ricetta, quello principale è stato questo.
Riso con Pollo Speziaterror.
Dato che non riuscivo a decidermi sull’impiattamento, beccatevi due foto.

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Ingredienti (per due persone abbondanti…le porzioni, non le persone):

  • 500 gr di petto di pollo (tagliato a bocconcini)
  • 1/2 cipolla + 1 cipolla
  • 1 carota piccola
  • 1/2 costa di sedano
  • qualche ciuffo di prezzemolo
  • 3 peperoncini verdi
  • 200 gr di riso originario
  • 7-8 funghi champignon
  • 1 cucchiaio di bicarbonato
  • sale q.b
  • 1/2 cucchiaino di curcuma macinata
  • 2 cucchiaini di paprika dolce in polvere
  • 1/2 cucchiaino di coriandolo macinato
  • 1/2 cucchiaino di cumino macinato
  • peperoncino in polvere q.b.
  • pepe q.b.
  • olio EVO q.b.
  • 1 cucchiaio di senape
  • 100 ml di panna da cucina
  • 1 ciuffetto di barba di finocchio per fare i fighi

Preparazione:

Per lavorare il pollo alla stregua del migliore ristorante cinese, vi rimando qui (https://cosahonelfrigo.wordpress.com/2013/11/02/indian-chicken/): così vi fate un’idea chiara del perchè serve il bicarbonato.
Una volta risciacquato bene il pollo, dopo aver eseguito i passaggi del link di cui sopra, mettete dell’olio EVO in una padella, alzate la fiamma e scottate i bocconcini di pollo in modo da sigillarli.
A parte, in una pentola, mettete la carota, il sedano, il prezzemolo, mezza cipolla e meno di un litro d’acqua. Si, farete un brodo vegetale.
Tagliate, poi, finemente una cipolla. Io l’ho usata bianca: è più delicata.
Affettate anche i funghi ed i peperoncini verdi. Sottili.
Mettete tutto nella padella con il pollo ed abbassate la fiamma (media va bene). Fate insaporire per un pò, poi aggiungete una mestolata di brodo.
Sempre a fiamma media, girando di tanto in tanto, aspettate che parte del brodo aggiunto evapori.
E’ il momento delle spezie. Fuoco alle polveri.
Aggiungete il cumino, la curcuma, il pepe, la paprika, il coriandolo, il sale, il peperoncino (io ho abbondato con quest’ultimo, ma va a gusti), la panna ed un bel cucchiaio di senape. Quest’ultima darà un tocco acido molto piacevole.
Nel frattempo, tanto per non trovarvi con il pollo freddo ed il riso cotto, o il pollo caldo ed il riso crudo, mettete a fare sto benedetto riso. Io l’ho cotto nel brodo e vi consiglio caldamente di fare così.
Bene. Dimenticatevi per un pò del pollo, a fiamma bassa, guardandolo sottecchi fintanto che nella padella non avrete una bella salsina densa. A quel punto, spegnete il tutto ed aspettate che il riso sia cotto.
Impiattate come da foto, assaggiate, godete.
Costo: ve lo dico, il Famila ha il pollo a cinque euro al chilo questa settimana…quindi, nel mio caso, siamo sui 5 euro in tutto. Altrimenti 8 euro, tutti.   Tempo di preparazione: mezz’ora

King Pork Spicy

A volte anche l’insonnia ha un che di positivo. Mi sono svegliato alle 4 e 40, ho acceso la tv e mi sono ritrovato ad ascoltare un B.B.King live e terribilmente in forma, nonostante i centoquaranta chili…almeno.
Ecco perchè la ricetta prende il suo nome. E’ un maiale blues, il piatto, non lui.

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Ingredienti (per due persone):

  • 4 fettine di maiale
  • 1 peperone giallo
  • 1/2 cipolla
  • mezzo litro di latte
  • tre cucchiai rasi di farina
  • 50 + 10 gr di burro
  • noce moscata q.b.
  • un cucchiaino di mix di spezie (curcuma, cannella, pepe, cumino, paprika dolce, granelli di senape).
  • sale q.b.
  • uno shot da 20 cl di cachaҫa (o comunque rum chiaro)

Preparazione:

In un pentolino dai bordi alti, iniziate a fare la besciamella. Cinquanta grammi di burro e tre cucchiai di farina. Armatevi di frustino ed iniziate a girare, fintanto che il composto non risulterà brunito. Fiamma bassa, mi raccomando, perchè non vogliamo una besciamella che sa di carbonella.
Aggiungete, quindi, il latte. Freddo, così da non fare grumi. Man mano aggiungete le spezie, sale, pepe e noce moscata compresi. Io le ho trovate quasi tutte in un unico dosatore, da tritare al momento. All’Eurospin, se non ricordo male. Costa poco, o meglio, il giusto, ed è gustosissimo.
Girate, fintanto che il tutto non risulterà vellutato e denso. Sollevando il frustino dalla pentola, deve colare il classico nastro di besciamella.
In una padella, mettete a sciogliere una decina di grammi di burro, affettate mezza cipolla e quasi tutto il peperone  a dadini. Lasciatene una parte da affettare alla julienne per guarnizione. Quando il burro inizia a rosolare, calate le cipolle ed il peperone. Fiamma bassa. Dopo qualche minuto, una decina, togliete sia la cipolla che il peperone. Al loro posto mettete le fettine di maiale ed alzate la fiamma. Appena rosolati entrambi i lati, prendete lo shot di cachaҫa (è un’acquavite) oppure di rum bianco (è molto simile, nonostante la fermentazione) e preparatevi alla fiammata. Flambè!
Se non avete chiamato i pompieri ed il tutto è riuscito e l’alcol è evaporato, togliete dal fuoco la carne.
In un piatto, adagiate la carne bagnandola con il sughetto di cottura. Salatela, io ho usato del sale rosso vulcanico. Ricoprite il tutto con i peperoni a dadini, la cipolla e la besciamella speziata. Guarnite con qualche nastrino di peperone alla julienne. Crudi.
Assaggiate e godete.
Enjoy!

Costo: meno di cinque euro. Tempo di preparazione: meno di mezz’ora, tutto compreso.

Melanzana All In – tataki di melanzana, pasta alla norma, flan di melanzana

Cos’abbiamo nel frigo? Una melanzana. Ecco, con una melanzana da poco meno di mezzochilo, faremo, come per magia, ben tre piatti.
Un piccolo inciso, prima di dedicarci alla preparazione: è vero che il blog si chiama “Cosa ho nel frigo”, ma in questo caso avrei fatto bene a controllare “Cosa ho in casa”. Ero convinto di avere uno stampino per flan, di quelli in alluminio, per il terzo dei piatti in programma…ed invece nada. Zero. Una tragedia. Ma, al di là dell’aspetto molto crumble, vi assicuro che il gusto del flan è davvero speciale.

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Ingredienti (per due persone):

  • 1 melanzana da mezzo chilo
  • 200 gr di pasta lunga
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi d’aglio
  • mezzo limone
  • un cucchiaino di aceto balsamico
  • 1 confezione di panna per cucinare
  • 1 uovo
  • 1 tazzina di latte
  • 1 bottiglia di passata di pomodoro
  • un cucchiaio di grana grattugiato
  • un cucchiao di ketchup
  • 1 rametto di rosmarino
  • 6-8 foglie di salvia
  • 3-4 foglie di basilico
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • un pomodoro rosso
  • olio EVO q.b.
  • sale q.b.
  • peperoncino q.b.

Preparazione:

La prima ricetta è di un cuoco che adoro. Torinese, talentuoso, simpatico e con un timbro di voce estremamente rilassante: Davide Scabin. Il piatto in questione, che per motivi che spiegherò in seguito non ricalcherà precisamente tutti i passaggi di Scabin, è il Tataki di Melanzana. Ora, tataki significa “pestato”, quindi non so bene cosa intendesse lo chef, ma a noi poco importa. Diciamo che la cosa fondamentale di questa ricetta è che tratteremo la melanzana come un pezzo di carne.
Sbucciate la melanzana, conservate tutto quello che avanza perchè servirà per le altre due ricette. Ricaviamo dalla polpa due parallelepipedi (circa 4x4x8 cm). Mettiamoli in un piatto e saliamoli da tutti i lati. In questo modo rilasceranno acqua vegetale. Lasciamoli li per una mezz’ora e vedrete che la melanzana, alla fine, sarà bella sudata.
Asciughiamoli, ungiamo con dell’olio EVO tutti i lati, poi su uno in particolare mettiamo un velo di farina, del rosmarino e del prezzemolo tagliato finemente.
In una padella mettiamo dell’olio EVO e mezza cipolla. Successivamente aggiungiamo la polpa di un pomodoro e lasciamo andare a fiamma medio-bassa per un pò. Dopo meno di dieci minuti, togliete tutto dal fuoco e fate freddare. La differenza con la ricetta di Scabin è qui, lui usa l’interno (i semi) di pomodori cotti al forno e dei pomodorini pachino. Per me, però, il forno consuma troppo ed i pachino costano un boato.
Tornando a noi, una volta freddato il tutto, aggiungete il succo di mezzo limone, un cucchiaino di aceto balsamico ed un cucchiaio di ketchup (sia il ketcup che l’aceto balsamico, non sono nella ricetta originale). Frullate con il pimer.
In una padella con olio ben caldo, adagiamo i parallelepipedi di melanzana partendo proprio dal lato più condito, quello con le spezie. Fate rosolare bene. Diciamo due minuti per lato.
Impiattate come da foto. La salsa, agrodolce, contrasterà molto bene con la nostra aromatica melanzana. E questo è il primo dei tre piatti.

Secondo piatto della maratona di melanzana, è il flan. Prendete circa 150 grammi di polpa di melanzana. Ve ne dev’essere avanzata un bel pò dal tataki di prima.
In una padella mettete a rosolare uno spicchio d’aglio in camicia in un filo d’olio EVO. Aggiungete la melanzana tagliata a dadini e fatela rosolare per un paio di minuti, spadellando spesso. Aggiungete quindi mezzo bicchiere d’acqua, coprite e lasciate cuocere a fiamma bassa per venti minuti abbondanti. Vogliamo che la melanzana sia sfatta.
Prendete una ciotola e schiacciate la melanzana con una forchetta, fino ad avere una purea densa e grossolanamente omogenea. In un’altra ciotola mettete l’uovo, il latte e metà confezione di panna. Mescolate il tutto e successivamente aggiungeteci la purea di melanzana.
Prendete due stampini, quelli che a me mancavano, maledizione, ed imburrateli. Mettete il composto in entrambi e fateli cuocere in forno, a bagnomaria, per mezz’ora a 180°.
In una padellina mettete dell’olio EVO, del peperoncino a piacere e l’altro spicchio di aglio in camicia. Una volta imbiondito, togliete sia l’aglio che il peperoncino. Aggiungete della passata di pomodoro (1/3 della bottiglia) e del basilico e fate andare il tutto a fiamma bassa, fintanto che il sugo non si rapprende.
Tirate fuori i flan dal forno, impiattateli adagiandoli su un letto del nostro sugo di pomodoro. Una squisitezz’…ed è anche bello da vedere, se avete ‘sti benedetti stampini. E due.

Terzo ed ultimo piatto: la pasta alla norma. La ricetta originale prevede della ricotta, ma il blog, come ho detto, si chiama “Cosa Ho Nel Frigo”…e nel frigo non avevo ricotta. Quindi, prendete l’altra mezza cipolla in arsenale, affettatela e mettetela a soffriggere in una padella con dell’olio EVO. Tutta la polpa di melanzana che vi rimane, fatela a cubetti, mentre la buccia la taglierete alla julienne. Fine, per favore. Aggiungete il tutto in padella e fate dorare la melanzana. Dopo qualche minuto, aggiungiamo mezzo bicchiere d’acqua, abbassiamo la fiamma e lasciamo andare per una quindicina di minuti.
Aggiungiamo quindi la passata di pomodoro e facciamola restringere un pò. Verso la fine della cottura aggiungiamo la panna avanzata dal flan, il parmigiano grattugiato e, girando, lasciamo cuocere ancora cinque minuti.
A parte cuocete della pasta lunga. Impiattate come da foto e godete. E tre.

Costo: incredibilmente, per tre piatti, siamo sui cinque euro, forse meno. Tempi di preparazione: beh, che ci voglia poco non posso dirlo, ma per tre piatti io ho impiegato un’oretta e mezza in tutto, prendendomela comoda.

Enjoy!

Pollo Tandoori release 2013

Il pollo tandoori è una ricetta indiana che prende il nome dal forno utilizzato per la cottura dell’alimento in questione. Il Tandoor. Questo forno, che in realtà ricorda più una fornace, è di forma cilindrica, alimentato a legna e raggiunge e supera i 400° di temperatura.
Dato che questo, però, non è un blog di fai da te, non vi insegnerò a costruirvi cotale altoforno in cucina, ma vi dirò, invece, come utilizzare buona parte degli ingredienti della ricetta originale, per creare un capolavoro (lo so, sono modesto) culinario, economico e relativamente veloce: il pollo tandoori release 2013.

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Ingredienti (per 4 persone):

  • 200 gr di riso originario
  • 400 gr. di pollo
  • 250 gr. di yogurt bianco poco acido
  • 1 zucchina
  • una decina di funghi pleurotus
  • un cucchiaino di zenzero
  • un cucchiaio di curcuma
  • un cucchiaio di paprika piccante (moderatamente piccante)
  • mezzo cucchiaino di coriandolo e cumino pestellati (ridotti in polvere)
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 cipolla
  • uno shot di brandy (circa 25 cl)
  • una tazzina di passata di pomodoro
  • un cucchiao di bicarbonato di sodio
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • due cucchiai d’olio EVO

Preparazione:

Iniziamo con quello che, ormai, deve essere un must quando fate il pollo: lo tagliate a tocchetti, lo mettete in un sacchetto  alimentare e spolverate con un cucchiaio di bicarbonato di sodio. Lo lasciate riposare per mezz’ora. Fossi in voi, partirei un’oretta prima, perchè tra quest’operazione e la successiva marinatura, passerà un pò di tempo.
Ricordo che il procedimento serve a darci un pollo morbido, succoso, patinato e tendente al giallo più che al bianco.
Trascorso il tempo, sciacquate bene il pollo, mettetelo in una ciotolina ed aggiungete tre quarti di yogurt, lo zenzero ed un pizzico di curcuma e di paprika. Lasciatelo stare per un’oretta.
Nel frattempo prendete una cipolla e tritatela finemente, prendete l’aglio e schiacciatelo appena. Lo vogliamo in camicia.
In una padella mettete a soffriggere aglio e cipolla. Una volta imbionditi, togliete l’aglio, tagliate la zucchina a cubetti (se ve lo chiedono, dite che voi affettate alla brunoise), i funghi in pezzi più grossolani, e mettete tutto in padella. Fateli rosolare, aggiungete lo shot di brandy e, se siete temerari, date fuoco, altrimenti fate assorbire il tutto. Aggiungete, poi, la parte rimanente dello yogurt e tutte le spezie. Salate e pepate.
Diciamo che il tempo di marinatura del pollo è scaduto. Prendetelo, senza sciacquarlo ovviamente, mettete una padella con un cucchiaio di olio EVO sul fuoco e buttateci il pollo. Fiamma alta. Lo vogliamo rosolare giusto un pò, poi lo trasferiremo nell’altra padella, quella con i funghi e le zucchine, per completare la cottura. Se nelle fasi finali lo yogurt si addensa troppo, aggiungete un goccio di latte.
A parte, bollite del riso. Quando sarà pronto, poco meno di quindici minuti, spegnete tutti i fornelli. Impiattate, servite e godete.
Costo: cinque, sei euro. Tempi di preparazione: esclusa la marinatura del pollo, che è lunga, diciamo una mezz’ora.

Enjoy!

Pork Medallion – Medaglioni di maiale in salsa di cachi

Quando si parla di ingiustizie si dovrebbe pensare, per prima cosa, al povero cachi. Un frutto delizioso con un nome agghiacciante.
Personalmente non ne mangio spesso, ma i cachi mi piacciono da morire. Quelli morbidi, arancioni, polposi, che quasi ti si spaccano in mano quando li prendi, che la polpa la mangi con il cucchiaino. Squisiti: sono una marmellata senza barattolo.
Quelli vanigliati, no. Con quelli c’è il sensibile rischio di beccarne uno che, dalle mie parti si dice così, allappa. Ovvero: quando, dopo il primo morso, i denti ti si scoprono come se fossi un cane rabbioso e la lingua ti si incolla al palato, ruvida come quella di un gatto.
Detto questo, ne ho trovati quattro deliziosi ed uno ho deciso di utilizzarlo in questo piatto.

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Ingredienti (per una persona):

  • 1 medaglione di maiale
  • 1/4 di cipolla rossa
  • 1 cachi maturo
  • un cucchiaio raso di zucchero
  • 1 shot di brandy (poco meno di una tazzina da caffè)
  • 2 noci di burro
  • una punta di cucchiaino di semi di finocchio
  • pepe q.b.
  • sale q.b.
  • peperoncino piccante q.b.

Preparazione:

In una padella mettete una noce di burro e lasciate che imbiondisca, aggiungete un paio di fettine di cipolla in modo da insaporire il burro. Appena dorata, togliete la cipolla e sostituitela con la carne. Fiamma medio-alta. Fatela andare per bene su entrambi i lati, poi abbassate la fiamma e finite la cottura per altri due minuti, uno per lato.
In un pentolino, poi, mettete l’ultima noce di burro. Fatelo sciogliere ed aggiungete lo zucchero; io ho usato quello di canna grezzo*, lo preferisco e fa molto meno male dello zucchero bianco. Caramellate lo zucchero con il burro, aggiungete un goccio d’acqua e lasciatelo addensare un pò. Aggiungete la polpa del cachi e continuate a girare. Aggiungete i semi di finocchio ed un pizzico di sale e di peperoncino.
E’ il momento dello shot di brandy. Il primo bevetelo, che non fa mai male. Scherzo. Fa male, ma bevetelo comunque. E va bene, non bevetelo, versatelo nel pentolino e sfumate. Fate ridurre il tutto ad una salsa densa e cremosa. Io la volevo uniforme, quindi alla fine ho dato una bella botta di pimer ad immersione al composto. Ma è solo un fattore estetico, vedete voi.
Impiattate, ricordandovi di salare e pepare la carne, e guarnite con la salsa di cachi. Io ho usato del sale nero vulcanico che, oltre ad essere buono, stava bene nell’impiattamento. Tagliate, inforchettate, inzuppate nella salsa e godete.

Tempi di preparazione: quindici minuti. Costo: il medaglione mi è costato un euro e venti, il cachi 45 centesimi.

Enjoy!

*Sullo zucchero una piccola nota.
Lo zucchero di canna grezzo è terroso, come consistenza, e scuro come colore. Queste, e solo queste, sono le caratteristiche naturali dello zucchero quando non viene trattato. Lo zucchero universalmente conosciuto, invece, quello bianco, è sempre di canna perchè viene estratto dalla canna da zucchero, ma subisce un processo di raffinazione lungo, inquinante e particolarmente tossico. Fu una questione estetica, anni ed anni fa, a determinare questa colorazione. Si decise che bianco era più elegante, poco importava ed importa se per decolorarlo si usa del petrolio. E si, petrolio. Ora, dato che negli ultimi anni si stava spargendo la voce che lo zucchero marrone faceva meno male, le major alimentari cosa hanno pensato bene di fare? Hanno messo in commercio dello zucchero marroncino, che tutti o quasi confondono con lo zucchero di canna grezzo. E’ ambrato e ricorda molto quello bianco. Come mai? Perchè è quello bianco trattato ancora di più, questa volta per dargli un colore diverso in modo da farlo apparire “sano”.
Per non farla troppo lunga, se vi volete bene, comprate lo zucchero di canna grezzo. Grezzo è la parola magica. Ricordate: è terroso, è marrone. E’ naturale.

Idem con Patate

Il piatto non l’ho inventato io, ma Simone Rugiati. Nel ristorante Tartufotto, dove ho avuto il piacere di essere provinato dallo chef di casa alla seconda selezione, la ricetta in questione è decisamente più “cara” e stilosa: è a base di tartufo, come suggerisce il nome del locale, ed il purè di patate è in fiocchi. L’uovo, poi, è cotto a bassa temperatura.
In buona sostanza, il mio piatto non è quello di Simone, ma non trovavo un nome e tant’è. Gli ingredienti di base sono gli stessi, per cui Il nome del mio piatto, di conseguenza, sarà: Idem con Patate.

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Ingredienti:

  • 2 patate
  • 1 uovo
  • un paio di funghi Pleurotus
  • 1 spicchio d’aglio
  • peperoncino q.b.
  • sale q.b.
  • olio EVO
  • pepe q.b.
  • latte q.b.
  • una spolverata di noce moscata
  • 1 noce di burro
  • 1 cucchiaio di aceto di vino bianco

Preparazione:

Mettete a lessare le due patate in acqua fredda. Ricordate che l’acqua delle patate deve sobbollire e non bollire. Non è una finezza lessicale, sta a significare che le uniche bolle presenti, dovranno essere piccole e sul fondo della pentola. Per capire quando sono pronte, pungolatele con una forchetta. Se entra facilmente, è fatta. Mi raccomando, cercate di non testarle di frequente, perchè vi ritrovereste con una patata crivellata e senza più proprietà nutritive. In alternativa, se non avete tempo, potete cuocerle a microonde, avvolgendole in un pò di pellicola trasparente. Non perdono le loro proprietà, ma personalmente non amo le cotture con il microonde…diciamo che alcuni studi mettono in evidenza che c’è la possibilità che gli alimenti si modifichino a livello genetico.
In una padella fate rosolare dell’aglio e del peperoncino. Toglieteli e sostituiteli con i funghi.
Quando le patate sono pronte, pelatele (ovviamente ustionandovi le dita come me) e schiacchiatele con una forchetta. Salate e pepate. In un pentolino, magari lo stesso dove le avete bollite, ma dopo averlo lavato, aggiungete alle patate la noce di burro, un goccio di olio EVO, del latte (io ho usato quello di soia perchè quello c’era nel frigo) e girate. La quantità di latte dipende da quanto volete che il purè risulti vellutato e fluido, e da quali patate avete usato e di che dimensioni. Una spolverata di noce moscata ed il purè è pronto.
Anche i funghi saranno pronti a questo punto, per cui, spegnete tutto.
In un pentolino, poi, mettete a bollire dell’acqua con un cucchiaio di aceto. Ci serve per l’uovo in pochette, che, come sapete, io adoro. Una volta a bollore, spegnete la fiamma e con un cucchiaio, o un frustino se vi sentite fighi, create un piccolo vortice nell’acqua. Versate l’uovo al centro del gorgo, attenti a non rompere il tuorlo, e lasciate che si addensi mentre segue il movomento dell’acqua. Tre minuti ed avrete un eccellente uovo in pochette. Impiattate il tutto come in foto e godete!

Costo: minimo. Tempi di preparazione: escluso il tempo occorso per lessare le patate, venti minuti.

Enjoy!!