VegetOrzo su salsa di fagioli rossi

L’orzo è quasi uno sconosciuto per molti, pur essendo, pare, il primo cereale che l’uomo abbia mai mangiato. Lo era anche per me fino a qualche tempo fa, quando sognavo braciole e sudavo pancetta. La verità, e lo dico anche se mi tirerò dietro le ire dei puristi, è che lo preferisco al riso. E’ calloso, cicciottoso, perennemente in cottura. E fa bene.
L’orzo va preso mondato (decorticato) oppure perlato (è sottoposto a sbiancamento). L’integrale è per talebani, va messo in ammollo decenni prima e si deve decidere di mangiarlo con un mese d’anticipo. Noi siamo pratici.
Ovviamente il perlato è da non preferire, perchè, essendo più lavorato, perde una serie di proprietà nutritive, pur non restando a secco di benefici. Preciso che lo sbiancamento non è lo stesso a cui si sottopone il riso, ovvero con l’utilizzo di procedimenti e materiali dannosi (talco, olio di vaselina, ecc).
L’Orzo Mondato, invece, è ricco di niacina (acido nicotico), calcio (40 mg), fosforo (264 mg), ferro (3,6 mg) e potassio (452 mg), che gli conferiscono una buona azione ricalcificante e rimineralizzante, mentre contiene una quantità media di sostanze proteiche e vitamine del gruppo A e B. E’ presente anche una modesta quantità di silicio, che comporta una blanda azione sedativa.
Questo per dire che una cosa, oltre che essere buona, può anche far bene.

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Ingredienti (per due):

  • 100 grammi di Orzo Mondato/Perlato
  • 6 friggitelli
  • mezza cipolla
  • sei pomodorini
  • cinque, sei funghi champignon
  • una fettina di taleggio
  • uno spicchio d’aglio
  • 1/2 barattolo di fagioli rossi
  • olio EVO q.b
  • peperoncino q.b.
  • sale q.b.
  • un cucchiaio di salsa Worchester
  • due spruzzate di tabasco

Preparazione:

Partiamo dalla salsa di fagioli.
Prendete i vostri fagioli rossi, sciacquateli, versateli in una ciotola, aggiungete un cucchiao di olio EVO, un cucchiaio di salsa Worchester, due spruzzate di tabasco, un goccio d’acqua (quel tanto che basta a mantenere la salsa fluida) e dateci sotto di pimer. Aggiustate di sale e, nel caso, aggiungete un goccio d’olio EVO. A crudo è una benedizione.
In una padella, possibilmente una simil-wok, aggiungete un cucchiaio di olio EVO, uno spicchio d’aglio, un peperoncino e lasciate che l’olio si insaporisca. Dopo due o tre minuti a fiamma medio-bassa, togliete aglio e peperoncino.
Tagliate a fettine i friggitelli e metteteli in padella. Fiamma media. Coprite con un coperchio e lasciate andare per qualche minuto.
Nel frattempo tagliate a fettine i vostri adorati funghi. Mettete anche loro in padella, questa volta senza coperchio.
Dopo un altro paio di minuti, aggiungete la mezza cipolla a fettine, una tazzina d’acqua, i pomodorini, abbassate la fiamma, salate e coprite. La cipolla la vogliamo stufata. Dimenticatevi della padella per i prossimi dieci minuti, almeno.
Occupiamoci dell’orzo. Se usate l’orzo mondato, dovete sciacquarlo, poi lasciarlo in ammollo per 6 ore e conservare la relativa acqua per la successiva cottura. Se usate orzo perlato, lavatelo con acqua corrente e via. Il consiglio, in ogni caso, è quello di usare una pentola a pressione. Aggiungete 750 ml d’acqua e lasciate che questa pentola, tanto amata dalle donne di tutto il mondo, faccia il miracolo per cui è stata progettata.
A titolo informativo, potete tostare l’orzo come si fa con il riso e cuocerlo allo stesso modo. Da qui il nome “orzotto”.
Ma non è questo il caso.
Dopo quindici minuti, se usate orzo perlato, 40 se usate orzo decorticato, la pentola a pressione avrà fischiato in abbondanza come una vecchia locomotiva. Togliete dal fuoco, fate freddare la pentola sotto l’acqua corrente prima di aprirla, tanto per evitare detonazioni di portata interessante, scolatelo, aspettate una decina di minuti ed impiattate coma da foto. Come tocco maialo, guarnite con qualche strisciolina sottile di taleggio. Si scioglierà con il calore dell’orzo e, se non lo fa, dategli 20 secondi di microonde ad 800w.

Costo: irrisorio…irrorzorio…    Tempi di preparazione: dipendono dal tipo di orzo usato. Se è perlato, ve la cavate con mezz’ora al massimo. Altrimenti, considerate 45-50 minuti.

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Evoluzioni – Cestino di patate con cozze e coda di rospo.

Evoluzione. Una bella parola, una di quelle che,  quasi in ogni contesto, esprime un concetto comunque positivo.
Solo se la leghiamo al cibo, l’evoluzione assume un significato ambiguo.
Mi spiego meglio.
Fintanto che l’evoluzione si riferisce alla conoscenza dei cibi, delle tecniche di cottura, dei processi fisiologici ed alimentari, è un bene assoluto. Quando riguarda i processi di coltura ed allevamento intensivi, di raffinazione, quando riguarda gli ogm, gli ormoni della crescita, i fertilizzanti, gli stabilizzanti, i conservanti…è un male. E’ IL male.
Ecco cosa ho fatto in questi giorni.
Mi sono informato.
Amo la cucina. Amo cucinare. Amo i sapori forti, quelli delicati, quelli frizzanti. Ma amo anche stare bene ed amo l’idea che, con tutto l’amore che riverso nella cucina, anche quello che cucino faccia bene.
Ecco perchè ho deciso di eliminare, dalla mia dieta e dalla mia cucina, alimenti che ritengo dannosi per il corpo. Che non rendono giustizia alla cucina.
Mi impegno, però, a non rompere le palle a nessuno. Da ex fumatore, vi dirò che (come ho già fatto per le sigarette) non farò come gli ex nico-tossici. Non pontificherò. Non ghettizzerò. Eviterò commenti lapidari e talebani. Mi limiterò a dirvi la mia sul perchè la ricetta X è fatta con l’alimento Y e perchè fa bene.
Per essere più preciso, al momento ho eliminato le carni in generale. Adoro la carne, non mi fraintendete, l’etica non c’entra. Il punto è che è stata rovinata. Contaminata. Ci sono troppe ricerche autorevoli sul binomio carne-malattie gravi per ignorarle. Antibiotici, mangimi elaborati, tipi di macellazione, allevamenti intensivi. Non è la carne di cinquant’anni fa.
Ho eliminato anche le farine 00 e 0 e la pasta industriale. Questa volta perchè, non solo sono alimenti totalmente privi di vitamine, sali minerali e quant’altro, sono anche troppo, troppo lavorati. Il processo di brillatura del riso ne è un esempio. Per renderlo bianco e bellissimo, viene cosparso di talco e vaselina. Un mix agghiacciante.
Ma non voglio scendere in particolari, vi dirò in dettaglio mano a mano che mi troverò a pubblicare le varie ricette. Era solo per darvi qualche spunto, ovemai foste curiosi.
Anticipo, altresì, che, sempre con le dovute specifiche, continuerò ad usare il pesce, alcuni tipi di riso, molte farine, le verdure, i legumi, le spezie, ecc…il tutto, continuando ad informarmi senza pregiudizi di sorta.
Il primo esempio di questa personalissima evoluzione è il cestino di patate, con cozze e coda di rospo.
Provatelo. Godrete.
Se vi va, vi aiuterà a comprendere meglio il concetto salutare = gustoso. Basta avere voglia, passione e conoscenze.
Credetemi, sono 15 giorni che non mangio carne ed intingoli particolarmente grassi. Nemmeno me ne sono accorto. E’ tutto buono come prima…anzi, forse, il sapere che mi fa anche bene, è come usare una spezia in più.
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Ingredienti per due persone:

  • una decina di cozze
  • una coda di rospo da 250-300 gr.
  • una patata da 250-300 gr
  • due cucchiai di farina di riso
  • una noce di burro bio (tanto per farvi capire che certe cose si possono usare senza problemi)
  • una scorzetta di limone
  • un ciuffo di prezzemolo
  • uno spicchio d’aglio
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Preparazione:

Partiamo dalle patate, che sono la parte più lunga della ricetta.
Sbucciatela (o sbucciatele, purchè il peso sommato sia quello indicato) e poi grattatela con una grattugia a fori larghi. Se avete un robot da cucina, potete sminuzzarla con quello. Aggiungete la farina di riso ed il burro. Primo inciso. I grassi saturi, se usati con coscienza, non fanno male. Anzi. Il burro  è ricco di vitamina A, E, D e Selenio. Il suo uso, secondo gli ultimi studi, è addirittura raccomandato. Ovviamente non in dosi inumane. Anche se si esagera con l’insalata si commette un errore, tanto per capirci. Il fatto che sia bio, grantisce che l’animale ed i mangimi siano controllati. La differenza di prezzo è minima. Detto questo, salate, pepate e mescolate il composto ottenuto.
Ungete appena, appena, due stampini da forno (diametro 10-12 cm). Versate il composto. Infornate a 200 gradi per venti minuti. Saranno pronti quando li vedrete dorati (come in foto).
Occupiamoci, ora, delle cozze. Il mio consiglio è di prenderle freschissime (trovatevi una buona pescheria) e di farvele lavare (solo se le mangiate in giornata). In questo modo eviterete di bestemmiare con una retina in mano per ore e vi limiterete a dargli una leggera grattatina, ove necessario, ed a togliere quello che in italia si chiama bisso, a napoli si chiama streppone, e per tutti è il filamento verde che penzola dalla cozza. Tiratelo con decisione verso la giuntura delle valve fino a quando non sentite SNAP!.
In una pentola dai bordi alti, mettete un filo d’olio e versateci le cozze pulite. Un consiglio: se scaldate in anticipo la pentola, le cozze resteranno più ciccio-succose.
Coprite ed aspettate qualche minuto. Appena le vedrete aperte, conditele con prezzemolo ed aglio tritato a coltello.
In una padella, invece, mettete la coda di rospo tagliata a cubetti. Un filo d’olio, un pizzico di sale e saltate il tutto a fiamma vivace per qualche minuto. Se sfiamma alla mai paura, in stile inferno di cristallo, è normale.
Togliete i cestini di patate dal forno. Fateli freddare e sfilateli dagli stampini. Componete come da foto. Unite un po’ di prezzemolo tritato, uno zest di limone alla julienne, privato della parte bianca, un filo d’olio EVO….e godete!

Costo: tre euro di cozze, per un chilo di bontà. Due euro per una coda di rospo piccola. In questo caso, tra cozze, patate e coda di rospo, siamo a 3 euro. Tempo di preparazione: mezz’ora.

Alla prossima.

Zuppa di granchio

Oggi ci occupiamo di granchi. In barba al nome del blog, non pretendo che ne abbiate nel frigo, non sarebbe una cosa saggia perchè sono altamente deperibili, ma vi assicuro che costano poco e che la resa è eccellente. Dovete solo avere una pescheria a portata di mano.
Essendo, nella fattispecie, granchietti, li useremo per una zuppa. E’ ottima, fidatevi, e dopo averla gustata potete anche inzaccherarvi per bene, mangiando quel poco di polpa presente nelle chele e nel carapace.

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Ingredienti (per quattro persone):

  • 8 granchietti (circa 800 grammi)
  • 1/2 carota
  • 1/2 cipolla
  • 1 scalogno
  • 5-6 pomodorini pachino
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 3 foglie di alloro
  • qualche rametto di timo, ne bastano due, tre
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • del pane napoletano, o comunque salato…specifico, perchè in toscana non sanno cos’è il sale nel pane.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • olio EVO q.b.
  • 1 noce di burro

Preparazione:

In una pentola dai bordi alti, mettete una noce di burro e dell’olio EVO. Aggiungete la cipolla, lo scalogno e la carota, puliti e sminuzzati. Fate andare per un po’, a fiamma bassa perchè non vogliamo che frigga, poi aggiungete i pomodorini, l’alloro, il timo, il prezzemolo (sempre tritato, possibilmente a coltello per evitare ossidazioni da calore, nel caso lo faceste con un robot da cucina) ed il vino.
Dopo tre, quattro minuti, sempre a fiamma bassa, aggiungete sei, sette bicchieri d’acqua e salate. Portare a bollore ed aggiungere i granchietti.
Una menzione a parte per questi ultimi.
Il granchio è un crostaceo altamente deperibile, va da sè che, meno tempo passa da morto, meglio è. Questo significa che, se li comprate vivi, dovete fare in modo che vivi restino fino a cottura. So che sembra deprecabile, ma a me non frega niente. Un granchio non è un cane o un gatto, nemmeno un cavallo; quindi, sì, la mia sensibilità lo declassa a specie che posso bollire viva.
Se siete più sensibili di me, ma vi piace il sapore del granchio, preoccupatevi di andare in una pescheria dove vi conoscono e/o comunque non mentono sulla freschezza del pesce esposto. Il granchio non deve essere morto da più di un giorno e va cucinato al volo. Se non vi fidate, ed in generale è una cosa utile non fidarsi troppo, usate il rimedio infallibile: avvicinate il granchio al naso, con buona pace del venditore (quelli da cui mi servo ormai lo sanno e non fanno una piega) e, se odora di ammoniaca, siete autorizzati a lanciarlo al titolare…magari colpendolo.
Detto questo, torniamo a noi. Messi i granchietti nel brodo, ormai a bollore, li facciamo cuocere per una quindicina di minuti. Coperti e a fiamma bassa. Ulteriori cinque minuti, poi, li farete cuocere scoperchiando la pentola. Pepate ed aggiustate di sale, se è il caso.
A parte, tostate del pane. Potete farlo al forno, se siete salutisti, oppure in padella con un filo d’olio….cosa che fa il Sinceramente Vostro.
Impiattate come da foto, risucchiate quando immergete il cucchiaio nella zuppa e godete.

p.s. Se, alla fine, decidete di mangiare anche la polpa del granchio (cosa che consiglio), ricordatevi che:

A- anche nelle chele c’è polpa.
B- tutto quello che è chiaro è buono e tutto quello che è scuro va accuratamente evitato.
C- ai lati del carapace, una volta aperto, troverete delle alette che somigliano alle treccine di Predator: quelle il granchietto le usa come filtro, quindi, anche se chiare, non le mangiate.

Costo: per quattro persone, una decina d’euro, più o meno.   Tempo di preparazione: 30 minuti in tutto.

Ravioli con ricotta, funghi e tartufo

La pasta fatta in casa fa domenica, fa nonna, fa festa.
Io, purtroppo, la nonna me la sono giocata quando la passione per le auto era superiore a quella per la cucina. La ricetta della pasta fatta in casa, infatti, non è la sua, ma quella della mia nonna acquisita: Edgonarda Rules!

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Ingredienti per due persone affamate:

  • 330 gr di farina 00
  • 100 gr. di ricotta di mucca
  • 3 uova medie, intere
  • 1/2 chiara d’uovo
  • mezzo cucchiaino di sale
  • 200 gr di funghi champignon
  • una spolverata di tartufo bianco
  • 1 cipolla
  • 1/2 tubetto di concentrato (doppio) di pomodoro
  • 2 cucchiai di passata di pomodoro
  • 1 pomodoro San Marzano
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 1/4 di buccia di limone

Preprazione:

Il primo consiglio che vi do, è: dotatevi di spianatoia. E scegliete l’altezza giusta, perchè per lavorare la pasta c’è da faticare un pochino e la posizione è fondamentale.
La proporzione da tenere sempre presente è 100 grammi di farina, per un uovo. Detto questo, io ho usato 1/2 chiara d’uovo in più perchè dona elasticità all’impasto.
In una ciotola mettete la farina, formate un buco al centro ed aggiungete le uova ed il mezzo cucchiaino di sale. Con una forchetta iniziate ad incorporare le seconde nella farina. Quando l’uovo non andrà più in giro per la ciotola, tanto per capirci, versate tutto sulla spianatoia, tiratevi su le maniche e fatevi il segno della croce.
Dapprima utilizzando la punta delle dita, poi arrivando ad usare tutta la mano, in particolare il palmo, lavorate l’impasto per almeno dieci minuti. Se si attacca troppo, aggiungete una spolverata di farina, sia sulla spianatoia che sull’impasto. Di tanto in tanto sbattete (è divertente, anche se il gatto la pensa diversamente) il composto sulla spianatoia. Serve per dargli elasticità.
Una volta ottenuto un bel composto omogeneo, non colloso, fate una bella sfera ed impellicolatelo per almeno mezz’ora.
In una padella, mettete a soffriggere uno spicchio d’aglio in camicia e del peperoncino secco. Uno è sufficiente, ma rompetelo per farne uscire gli effluvi. Ho detto rompetelo, non polverizzatelo.
Quando l’olio si è insaporito, togliete l’aglio ed il peperoncino (ecco perchè non dovevate polverizzarlo).
Aggiungete i funghi, tritati a coltello, e lasciateli soffriggere delicatamente a fiamma media, girando di tanto in tanto. E’ il momento del prezzemolo, sempre tritato a coltello e, a fine cottura, del tartufo. Ora, a me il tartufo bianco l’hanno regalato. Lo so, è una benedizione. Se siete fortunati e ne avete sotto mano, un paio di fettine oneste, sempre successivamente tritate a coltello, sono l’ideale. Se siete sfortunati, vi avviso che il Penny (perchè pubblicizzare le cose buone è utile) ha un olio spray al tartufo che è la guerra. Un euro. Ne bastano sei o sette spruzzi.
Lasciate raffreddare per qualche minuto i funghi ed uniteli, poi, alla ricotta.
E’ il momento di tirare la pasta.
Dotatevi di mattarello, non fate battute sulla vostra virilità, ed infarinate per bene la spianatoia. Iniziate a smattarellare tenendo presente che lo spessore non deve essere superiore ad un millimetro e mezzo, nemmeno se siete in punto di morte. Meglio un millimetro.
Con un recipiente dai bordi taglienti, con un coppapasta o quello che la vostra mente suggerisce, ricavate dei tondini di pasta di una decina di centimetri di diametro.
Al centro mettete un cucchiaino, un cucchiaino e mezzo di ripieno e chiudeteli a mezzaluna. Inizialmente i bordi vi si chiuderanno come per magia. Mano mano che stendete e/o rimattarellate, farete più fatica. In quel caso, bagnatevi il ditino indice in un po’ d’acqua ed inumidite i bordi. Tipo francobollo. Non li leccate, però.
Una volta finito, mettete i ravioloni a riposare in un recipiente largo, infarinato sul fondo. Va bene anche se li lasciate sulla spianatoia, ammesso che per voi lo spazio non sia fondamentale.
In una padella, è la seconda, lo so, mettete a soffriggere dell’aglio (sempre a fiamma bassa) e della cipolla. L’aglio, dopo qualche minuto, toglietelo. Prendete il vostro bel pomodoro e fatelo a cubetti (vi ricordate che si dice “tagliare alla brunoise”? No? Fa niente). Mettete in padella ed aggiungete un goccio d’acqua ed i due cucchiai di passata di pomodoro. Quando l’acqua sarà evaporata e la cipolla sarà “sfatta”, aggiungete il doppio concentrato di pomodoro. Ne basta poco. Meno di mezzo tubetto.
Spegnete la fiamma.
Mettete su una pentola con dell’acqua. Una volta a bollore, calate i ravioloni. Dovrebbero cuocere intorno ai sei minuti, ma basta guardare il bordo, se è morbido e si piega è cotto. Scolateli, metteteli nella padella con il pomodoro, accendete la fiamma e con delicatezza girateli e rigirateli per rivestirli di sugo. Impiattate e godete.

Costo: Tartufo escluso, due-tre euro. Tartufo incluso, beh…dipende. Saranno sei, dai.  Tempi di preparazione: un’ora e mezza in tutto.

Spadellata di verdure su uno specchio di ricotta

Semplice, gustoso, veloce e, sopratutto, sano. Roba che l’amore mio è fiera di me. Nemmeno un briciolo di carne. Pazzesco.

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Ingredienti per due persone:

  • 1 peperone rosso
  • 6 peperoncini verdi
  • 10-12 funghi
  • 150 gr. di ricotta
  • 100 ml di latte
  • 1 noce di burro
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 1 cucchiaio di grana grattugiato
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 shot di cachaca o rum (circa 25 cl)
  • sale q.b.
  • olio q.b.
  • pepe q.b.

Preparazione (per due persone):

Sempre fedele al nome del blog, guardo nel frigo e scelgo tre verdure da spadellare a modo.  Peperoncini verdi, un peperone rosso ed una decina di funghi champignon.
Lavate per bene la verdura, prendete una padella con i bordi alti e stondati e mettete ad imbiondire gli spicchi d’aglio in camicia in un po’ d’olio EVO.
Quando l’olio si è insaporito, togliete l’aglio e versate le verdure tagliate grossolanamente nella padella. Per primi i peperoncini ed il peperone, hanno una cottura più lunga rispetto ai funghi.
Con un movimento di polso che farebbe invidia ad un giocatore cinese di ping-pong, saltate il tutto a fiamma medio-alta. Aggiungete della cachaca o del rum bianco (va bene anche scuro) e sfiammate di gusto, sempre attenti a non incenerire ne’ voi, ne’ la cucina. Abbassate, poi, la fiamma e continuate la cottura delle verdure, aggiungendo il prezzemolo (tritato a coltello), il sale e, se necessario, un goccio d’acqua.
In un pentolino a parte, mettete il burro, la ricotta ed il latte. Frustinate con leggiadria fintanto che il composto non risulterà omogeneo e sufficientemente lento. Aggiungete il grana grattugiato ed aggiustate di sale.
In un piatto, adagiate la crema di ricotta a specchio e disponete la verdura al centro. Prendete un cucchiaio, in modo da prendere la giusta quantità di crema e verdura, e godete.

Costo: tre-quattro euro.  Tempo di preparazione: dieci, quindici minuti

Flan di melanzane con crema di pecorino

Ricetta dovuta. Mesi fa avevo postato un All In di melanzane, in cui compariva anche il flan. Un antipasto, o aperitivo se si preferisce, che adoro. Sfiga ha voluto, però, che all’epoca non avessi stampini a portata di mano. Ragion per cui al posto di un morbidissimo panettino di melanzane, venne fuori una poltiglia informe di un verde alieno.
Questa volta mi sono preparato e ad accompagnarmi c’era la musica ambient di un mio carissimo amico,  noto dj del torinese e compare di tante serate passate tra birra, shot ed hamburger (https://www.mixcloud.com/GianniMarchese/)…gioventù sregolata…beata gioventù.

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Ingredienti (per 4 persone):

  • una melanzana e mezzo…circa 600 gr.
  • 200 ml di panna da cucina
  • 3 uova
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • 130 gr di pecorino
  • una tazza di latte
  • una noce di burro
  • olio EVO
  • 1 testa d’aglio

Preparazione:

Eccoci. Tanto per cominciare, accendete le casse del pc, collegatevi al sito del mio amico (https://www.mixcloud.com/GianniMarchese/), scaricate e mettete su una degna colonna sonora. Per un aperitivo, preferite l’ambient al tunz-tunz. Si, lo so, è pubblicità…ma se lo fa la Parodi, che invita in trasmissione la sua pediatra, posso farlo anche io. E che cazzo.
In una padella, mettete a soffriggere dell’aglio in camicia. Sbucciate le melanzane, meglio se lo fate con un pelapatate perchè così non sprecherete nulla, e tagliatele a dadini.  Mettetele in padella e fatele rosolare appena, poi abbassate la fiamma ed aggiungete una mezza tazzina d’acqua. Fatele andare finchè le melanzane non saranno morbide. Salate.
Una volta pronte, in una ciotola, unitele alle uova ed alla panna. Amalgamate il tutto con una forchetta schiacciando le morbide, morbide melanzane e date una bella botta di pimer ad immersione. Deve venire fuori un compopsto fluido, non molto denso ed uniforme. Salate e pepate.
Imburrate gli stampini, quelli da budino o da cupcacke, in alluminio (lo stampino, non la cupcacke), e riempiteli per tre quarti. Il composto, cuocendo, crescerà un pochino e non vogliamo che fuoriesca. Forno a 180°, una teglia con i bordi alti riempita d’acqua e cuocete il tutto a bagnomaria per 20-22 minuti.
A parte, in un pentolino dai bordi alti, mettete a sciogliere il pecorino nel latte, aggiustando di sale se necessario.
Togliete i flan dagli stampini, capovolgendoli, ed impiattate guarnendoli con la crema di pecorino.
Farete un figurone.
Enjoy!

Costo: tre euro, forse quattro. Tempo di preparazione: 30-40 minuti.

Pappardelle alla contadina

Oggi mi è presa bene ed ho fatto le pappardelle fatte in casa, con una piccola variente nell’impasto. Il sugo è il classico sugo alla contadina, fatto con quello che avevo nel frigo (n.d.r.).: zucchine, cipolle, pomodori. Fidatevi, ci vuole poco e la pasta all’uovo, fatta in casa, è di un altro livello.

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Ingredienti (per due persone):

  • 2 uova
  • 200 grammi di farina OO
  • un cucchiaino di curcuma
  • 1 zucchina
  • 1/2 cipolla
  • 2 pomodori
  • 1 ciuffo di basilico
  • sale q.b.
  • pepe q.b
  • olio EVO

Preparazione:

Munitevi di ciotola. Aggiungete la farina, poi le uova, la curcuma, il sale ed il pepe. Ricordate che se volete una pasta elastica, ed è il caso delle pappardelle, va usato l’uovo completo (chiara e tuorlo). Se, invece, volete una pasta più compatta, qualche tuorlo in più sarebbe preferibile. In ogni caso, ricordate che, se volete variare le dosi, il rapporto uova-farina è sempre 1 ad 1. Vi ho detto tutto.
Con una forchetta, iniziate ad amalgamare il pastrocchio nella ciotola.
Non appena il composto si è compattato un pò, vuotate il tutto su una spianatoia ed iniziate a lavorare la pasta. Continuate ad impastare per almeno cinque minuti. Con passione, mi raccomando.
Quando l’impasto sarà amalgamato, elastico e bello da schiaffeggiare, avvolgetelo con della pellicola e lasciatelo riposare per un’oretta.
Trascorso quest’arco di tempo, è il momento di tirare la pasta.
Cospargete la spianatoia di farina ed iniziate a lavorare di mattarello. Decidete voi lo spessore. Tagliate, poi, a strisce, ed ecco le vostre pappardelle.
Per il sugo, prendete una padella e rosolate dell’aglio in camicia in un pò di olio EVO. Una volta che quest’ultimo si è insaporito, togliete l’aglio ed aggiungete le zucchine tagliate a cubetti (brunoise) e mezza cipolla. Successivamente i pomodori, sempre tagliati a cubetti.
Mettete a cuocere la pasta e ricordate che cuocerà velocemente. Aggiungete un pò d’acqua di cottura nella padella del sugo, se necessario.
Quando le pappardelle riemergeranno, scolatele alla buona e saltatele per un paio di minuti nella padella con il sugo. Salate e papate a piacimento.
Impiattate. Guarnite con del basilico tritato a coltello. Godete.

Costo: tre euro. Tempo di preparazione: compreso il tempo di riposo della pasta, un’ora e mezza.

Pasta Cosahonelfrigo

Fedele al nome del blog, l’altro giorno ho guardato cosa avevo nel frigo ed è venuta fuori una modifica interessante di una ricetta vecchia e povera. Gustosa, molto gustosa. E veloce, anche.
Spaghetti con olive nere, acciughe e limone. Li adorerete.

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Ingredienti (per due persone):

  • 15 olive nere
  • un ciuffo di prezzemolo
  • 1 acciuga in barattolo
  • buccia di mezzo limone (preferibilmente biologico)
  • una fetta di pane secco
  • una fetta di pancetta
  • 200 grammi di spaghetti
  • sale q.b.
  • olio EVO
  • pepe q.b

Preparazione:

Per questa ricetta è imprescindibile l’uso di un mixer ad immersione, di un blender o di un frullatore…a meno che non siate parenti stretti di Robocop.
Snocciolate le olive nere (io ho usato quelle sotto sale), pelate mezzo limone (dopo averlo ben lavato), prendete un’acciuga in barattolo senza sgocciolarla, e mettete tutto in un bicchiere da mixer…o nel frullatore…o nel blender…o, se siete parenti di Robocop, dove vi pare. Aggiungete olio EVO, sale (poco, l’acciuga è sapida di suo), e frullate il tutto. Deve venire fuori un bel composto nero e molto fluido.
In una padella mettete a sudare della pancetta tagliata molto fine, una testa d’aglio in camicia che toglierete non appena insaporito l’olio, ed, appunto, dell’olio EVO.
In una piccola padella antiaderente, mettete un goccio d’olio ed una panure di pane secco, ottenuta srbiciolando a modo una fetta di pane. Rosolate il tutto. Darà al piatto quel tocco di croccantezza che vi farà impazzire.
Mettete su la pasta, spaghetti nella fattispecie, e, qualche minuto prima della cottura al dente, toglietela e risottatela nella padella con la pancetta. Questo, al solito, creerà un sughetto bello denso, grazie all’amido presente nella pasta e nell’acqua di cottura.
Una volta cotto il tutto, condite la pasta utilizzando il composto olive-acciuga-limone a freddo, impiattate e guarnite con la panure croccante di pane ed un ciuffo di prezzemolo tritato a coltello.
Godete!

Costo: non so se si arriva a due euro. Tempo di preparazione: quindici minuti.

Spaghettini al limone

Negli ultimi anni sono diventato un fan dei prodotti e dei rimedi naturali. Ne ha risentito, ovviamente, anche la mia cucina.
Il limone, in particolare, è una delle meraviglie della natura. Ha più benefici lui, che un tredici a totocalcio. Fa bene ad una gola irritata, ai reumatismi, aiuta la digestione, potenzia il sistema immunitario e purifica l’apparato digerente. Ho letto che cura anche il colera. Vabeh. In poche parole è una manna. In più è anche buono e si presta ad un primo piatto da urlo: gli spaghettini al limone.

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Ingredienti (per due persone):

  • 1 limone
  • 200 grammi di spaghettini
  • un ciuffetto di prezzemolo
  • mezza tazzina di latte
  • 20 grammi di burro
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • una spolverata di noce moscata

Preparazione:

Per prima cosa, prendete un bel limone, di quelli profumati, giallissimi, belli rugosi, possibilmente meridionale, e lavatelo bene.
Con un pelapatate, pelatelo, poi con un coltello e con molta cura rimuovete la parte bianca dalle scorzette. E’ amara e non ci piace.
Mettiamo l’acqua per gli spaghettini. Premetto che viene buonissimo anche con i tagliolini, ma costano troppo e dovevo mantere fede al nome del blog. Avevo questi in casa.
In una padella, larga, perchè la pasta la risotteremo, mettete il burro e le scorzette di limone. Fiamma bassa, perchè non vogliamo soffriggere nè l’uno nè l’altro, ma vogliamo che il limone rilasci il suo profumo.
Quando l’acqua è a bollore, calate la pasta. Aggiungete la mezza tazzina di latte nella padella e spolverate con la noce moscata. Salate, pepate e togliete le scorzette di limone.
Prima che la pasta sia cotta, i miei spaghettini avevano nove minuti di cottura e li ho tolti al quinto, mettete la pasta nella padella, con abbondante acqua di cottura. L’amido presente addenserà il sughetto. Fiamma alta.
Assaggiate e regolatevi su quanto volete che sia al dente la pasta.
Impiattate, guarnendo il tutto con del prezzemolo tritato a coltello ed una julienne finissima fatta con un paio delle scorzette di limone che avete tolto dalla padella. Inforchettate. Godete.
Enjoy!

Costo: tra il limone e la pasta, forse, arriviamo ad un euro. Tempo di preparazione: dieci, quindici minuti.

The Breakfast Club

Ammetto di non essere uno di quelli che fa spesso colazione. Di sicuro non sono uno da fette biscottate, marmellata e caffè. Questo anche per colpa dei miei, che mi hanno saturato di alimenti zuccherosi per il resto dei miei giorni. Non posso vedere una crostata nemmeno in foto. Sono un tipo da salato. Da colazione all’americana o continentale, che dir si voglia.
Ecco perchè non la faccio spesso. E’ calorica, inutile girarci intorno. Ma è buona ed è l’ideale se volete fare i fighi con la vostra donna, il sabato o la domenica mattina.
Quella che vi presento è una variante delle classiche uova e pancetta. Le famose Scrumbled Eggs, detto in italiano: uova strapazzate.
Una volta ho sentito chef Cracco che ne parlava ad una convention. Diceva che, quando ha iniziato, era il test che usavano nel ristorante di Montecarlo dove lavorava, per verificare il livello di un aiuto chef.
Devono essere “bavose”, umide, ma cotte. E’ facile, se si sa come fare.

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Ingredienti (per due amorevoli ed affamate persone a colazione):

  • 5 uova (4 intere ed 1 tuorlo)
  • otto fettine di pancetta
  • un cucchiaio di panna da cucina
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • 4 crostini di pane.

Preparazione:

E’ abbastanza veloce, come ricetta. D’altra parte è una colazione, non avrebbe senso cucinare quaranta minuti.
Prendete le uova, mi raccomando da allevamento all’aperto, rompetele (quattro intere e della quinta usate solo il tuorlo). Mettetele in una ciotola stondata (bastarda) ed iniziate a frustare con delicatezza. Salate (poco perchè vanno accompagnate con la pancetta che è salata), pepate ed aggiungete un cucchiao di panna da cucina. Questo è il componente che le renderà “bavose”, appunto. Questo e la cura con cui le cuocerete.
Frustate finchè il composto non risulterà uniforme.
In una padella, mettete un filo d’olio ed, a fiamma bassa, versate le uova.
Con un cucchiaio girate in continuazione e con delicatezza. Non fermatevi mai e curate, in particolare, i bordi della padella. Non vogliamo che l’uovo si attacchi.
Con pazienza, aspettate che il composto si addensi. Una volta pronto, toglietelo dal fuoco.
In un’altra padella, mettete una noce di burro ed alzate la fiamma. Aggiungete la pancetta e fatela andare, rigirandola, fintanto che non diventa croccante. Toglietela ed asciugatela con un pò di carta assorbente.
Su una graticola, tostate qualche fettina di pane leggermente oliata.
Impiattate come da foto, preparate il caffè, magari aggiungete una rosa sul vassoio, se proprio vi sentite dei fighi bestiali, e portate la colazione alla vostra bella addormentata. Riconoscenza garantita. A meno che non sia una salutista, vegana magari.
Enjoy!

Costo: scarsi due euro  Tempo di preparazione: quindici minuti in tutto.